I pallini di plastica pieni d'aria, la confettata rettitudine stampata in un viso vetusto e malandato, le iridi equivoche e i bulbi oculari magnetici da recidere ed appendere al soffitto della mia camera, i miei canini, la nutella (senza di lei la vita sarebbe meno bella), le lamentele improduttive se pur di convenienza, temporeggiare e ritardare il naturale evolversi di ogni situazione, la Panda 4x4 fracassata contro un muro di cemento armato (guidatore compreso), il rumore del gesso sulla lavagna, Camp Crystal Lake, la mia scimmietta tabagista viola e scolorita, i miei fanculo buttati alla rinfusa, me, ma a volte anche no.
Odio
La parola artista e il suo corradicale artistico, le lamentele improduttive se pur di convenienza, i duecentotrentunovirgoladieci di bollo pagato un giorno prima della scadenza, il mio lavoro e il mio non far nulla per cambiarlo, i bagni della stazione e le secrezioni umane non mie, le uscite bimestrali, la mondanità balneare, i giochi da tavolo giocati a terra, i colletti bianchi, il jazz quando rappresenta una svolta epocale per i nostalgici del metal, suor Ester e le sue manie d'onnipotenza, i culi bassi, i culi grossi, le deflorazioni con crocefissi, la coprofilia, urofilia, zoofilia, clismafilia e tutte quelle pratiche sessuali che annientano il piacere mentale, odio te, ma credo tu ne sia consapevole.
Leggo
Al momento sono in fase di stallo. Però mi reputo un lettore onnivoro, curioso e affatto spocchioso. Leggo di tutto, pentagrammi e cartelli stradali a parte.
Ascolto
Al momento sono in fase di stallo. Però mi reputo un ascoltatore onnivoro, curioso e affatto spocchioso. Ascolto di tutto, consigli a parte.
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7.03.2001
Passioncelle generiche sfiorano le anime assopite, ma non le risvegliano. Non hanno forza.
dimenticanza di sé.
Alla base c'è una mancata crescita emotiva, che ha reso il sentimento atrofico, inespressivo, non reattivo, per cui gli eventi della vita passano accanto senza una vera partecipazione, senza un'adeguata risposta di sentimento a quanto intorno accade.
L'abitudine, quella che ti contagia, quella che ti solleva da ogni responsabilità, che ti impedisce di arrivare oltre e prendere una scelta definitiva. Il solito parco, con la solita erba, quella che brucia e ti riscalda nelle serate autunnali, le foglie morte che delimitano i confini del viale da percorrere, il solito accendino vuoto, quello che conservi in fondo al cassetto, quello che riporta una data, un ricordo indelebile segnato con un pennarello nero, il solito tragitto con le solite facce, i soliti amici, quelli da sbornie collettive e vuoti individuali, i soliti sorrisi e le cazzate prive di inventiva, l'amore quello sbiadito, la solita croce, la solita speranza che possa finire prima o poi, che scompaia insieme ai ricordi, che si possa gettare fuori da un finestrino, come un fazzoletto sporco di sborra, le solite domande, quelle di routine, quelle fatte senza pensare, senza riflettere, i soliti muri, la solita scritta "nè dio nè marx", illuminata dal solito lampione, il solito calore domestico, così freddo da lasciarti indifferente, le paranoie della domenica ripetute nei restanti giorni, i mesi che scorrono, le ore che passano, la felicità che va e che viene, l'attesa, i ripensamenti, le riduzioni strappate, le sigarette ridotte, la paura di essere uguale a ieri e il futuro segnato. La solita merda che ti accompagna ma che non vuoi lasciare, la solita inadeguatezza in tutto, la solita stranezza, che a volte ti consola e a volte ti sfonda.